TED (Therapie d’Echange et Development)

gennaio 17, 2017  |  News, Varie  |  No Comments

TED – Thérapie d’Echange et de Développement (Terapia di Scambio e Sviluppo)

 

La TED è un approccio terapeutico neuroevolutivo rivolto all’autismo e ai disturbi del neurosviluppo e focalizzato sull’abilitazione delle funzioni psicofisiologiche considerate fondamentali per la costruzione dell’intersoggettività. È centrato sugli aspetti comunicativi e mirato nell’insieme alla stimolazione motoria, sensoriale, emozionale, cognitiva (rieducazione psicofisiologica) in un contesto interattivo e rispettoso della dimensione relazionale ed emozionale individuale.

Il paradigma della terapia è la reciprocità sociale. Fondamentale per la costruzione del progetto terapeutico è l’analisi funzionale e il coinvolgimento dei genitori. L’ottica multidisciplinare che caratterizza l’intervento permette di affrontare in maniera globale le dimensioni neuropsicopatologiche che concorrono alla eterogenea e diversificata espressività fenotipica dei disturbi dello spettro autistico.

I principi generali che guidano la terapia (tranquillità del setting, disponibilità del terapeuta, reciprocità) sono mutuati dalla neurofisiologia e attraversano tutte le attività proposte al bambino.  La terapia di Scambio e di Sviluppo è stata elaborata agli inizi degli anni settanta in Francia dal gruppo di Tours, dal prof Lelord e dalla Prof.ssa Barthelemy.

Particolarmente indicata nei bambini piccoli, dai 2-3 anni ai 6 anni, è possibile proporla nei suoi principi base anche a bambini più grandi. Può essere utilizzata nei disturbi dello spettro autistico e in tutti i disturbi del neurosviluppo in cui è presente una problematica nell’ambito della relazione e comunicazione.

CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa)

febbraio 1, 2016  |  News, Varie  |  No Comments

Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) è il termine usato per descrivere l’insieme di conoscenze, tecniche, strategie e tecnologie che facilitano e aumentano la comunicazione in persone che hanno difficoltà ad usare i più comuni canali comunicativi, soprattutto il linguaggio orale e la scrittura.
L’aggettivo “Aumentativa” indica come le modalità di comunicazione utilizzate siano tese non a sostituire ma ad accrescere e potenziare la comunicazione naturale. “La CAA non è quindi sostitutiva del linguaggio orale e neppure ne inibisce lo sviluppo quando questo è possibile; si traduce invece in sostegno alla relazione, alla comprensione e al pensiero” (Rivarola A.)
Il termine “Alternativa” include tutto ciò che è alternativo alla parola ossia codici sostitutivi del sistema alfabetico (figure, disegni, simboli ecc.).
La Comunicazione Aumentativa rappresenta un’area di ricerca e di pratica clinica ed educativa che cerca di ridurre, contenere, compensare la disabilità temporanea o permanente e le limitazioni alla partecipazione delle persone che presentano un grave disturbo della comunicazione, sia sul versante espressivo sia sul versante ricettivo. Ciò può essere realizzabile attraverso il potenziamento delle abilità presenti, la valorizzazione delle modalità naturali e l’uso di modalità speciali.
“La CAA è quindi tutto quello che aiuta chi non può parlare a comunicare; è un approccio e non una tecnica riabilitativa” (Rivarola A.).

A chi è rivolta la CAA e quali sono gli obiettivi

La CAA è indicata per ogni persona che presenta bisogni comunicativi complessi a componente linguistica ricettiva, linguistica espressiva, motoria, cognitiva e visiva. Le condizioni di disabilità che possono chiedere interventi di CAA comprendono condizioni congenite, acquisite, neurologiche evolutive e temporanee.
Non esistono prerequisiti per iniziare un percorso di CAA ma bisogna considerare i punti di forza e le barriere all’accessibilità e alle opportunità di comunicazione.
In particolare la Comunicazione Aumentativa Alternativa si utilizza:
• per aumentare o sostituire il linguaggio orale carente o assente (come per esempio nelle paralisi cerebrali infantili o nei disturbi dello spettro autistico);
• per aumentare la comprensione verbale;
• come mezzo di comunicazione temporaneo (per es. in caso di terapia intensiva);
• in attesa dello sviluppo del linguaggio vocale (per es. nei ritardi dello sviluppo).

L’obiettivo finale del fare CAA non è trovare uno strumento o una soluzione tecnologica ad un problema di comunicazione, ma è quello di consentire alle persone di coinvolgersi effettivamente ed efficacemente in varie interazioni e di partecipare in varie attività di loro scelta.
In pratica la CAA si pone l’obiettivo di mettere la persona con complessi bisogni comunicativi nelle condizioni di poter attuare scelte, esprimere un rifiuto, un assenso, raccontare, esprimere i propri stati d’animo, influenzare il proprio ambiente, e quindi autodeterminarsi diventando protagonista della propria vita.
Non esistono quindi prerequisiti alla comunicazione, piuttosto esistono prerequisiti alle funzioni, alle tecniche, alle soluzioni adattive o per meglio dire alla disponibilità dell’ambiente a vedere una persona con bisogni comunicativi, ad aprirsi ed offrire contesti di partecipazione. Come più volte ripetuto da Beukelman e Mirenda senza partecipazione non c’è nessuno a cui parlare, niente di cui parlare e nessun motivo per comunicare.

Metodo Feuerstein

febbraio 1, 2016  |  News, Varie  |  No Comments

È un metodo che si pone l’obiettivo di potenziare le abilità cognitive di un individuo proponendo strategie per imparare ad imparare.
Si basa sulla teoria della modificabilità cognitiva strutturale per cui, grazie alla plasticità delle strutture neuronali, è possibile un cambiamento nel comportamento cognitivo del soggetto e nelle suelle capacità di adattamento all’amabiente.
Perché si parla di Esperienza di Apprendimento Mediato (E.A.M.)?
L’apprendimento viene favorito dalla relazione con un mediatore che seleziona e organizza gli stimoli e li struttura per costruire esperienze significative. Il soggetto trova così in maniera attiva strategie per risolvere un compito di crescente complessità
Cos’ è il P.A.S. Basic?
È una delle parti applicative che il metodo prevede e si chiama Programma di Arricchimento Strumentale, specifico per le funzioni cognitive di base. È rivolto ai bambini a partire dai 5 anni, comprende strumenti con obiettivi specifici e può essere applicato per lo sviluppo di prerequisiti scolastici e in presenza di fragilità o difficoltà cognitive.

ESDM (Early Start Denver Model)

febbraio 1, 2016  |  News, Varie  |  No Comments

L’ESDM è un modello di intervento precoce e specifico per i bambini affetti da disturbo dello spettro autistico di età compresa tra 12 e 36 mesi che può proseguire sino ai 48-60 mesi. Tale modello prende in considerazione tutte le abilità evolutive della prima infanzia: linguaggio, gioco, interazione sociale e attenzione condivisa, così come l’imitazione, le abilità motorie, l’autonomia e il comportamento.
Il programma di intervento, articolato con molta precisione e applicato in collaborazione con i genitori e con la scuola, utilizza una serie di strategie di insegnamento, di orientamento comportamentale ed evolutivo, integrate in un approccio basato sulla relazione e in una cornice affettivamente positiva.
L’ESDM che ha come oggetto l’interazione sociale del bambino con le altre persone, offre un mezzo per stimolare, strutturare, rinforzare e incrementarle aperture sociali del bambino e aiuta i genitori e gli altri partner sociali ad interpretare i segnali del bambino e a portare avanti l’interazione in una cornice di gioco. L’effetto immediato di queste tecniche è un aumento consistente del numero di occasioni di apprendimento di cui il bambino può fare esperienza , ora per ora, giorno per giorno, grazie ad una motivazione tenuta alta dall’adulto che utilizza le scelte del bambino come opportunità per mettere in pratica le abilità-obiettivo.
Il modello attuale è l’ultimo prodotto di un gruppo interdisciplinare di clinici esperti e ricercatori dell’Università della California a Davis (S. Rogers) e dell’Università di Washington (G. Dawson) che portano avanti da molti anni la ricerca sul profilo neuropsicologico dei bambini con autismo.